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E' questo amore, che se non lo provi non sai cosa vuol dire, ti prende, ti confonde e ti rende quella donna che non sei mai stata. E' un girotondo di sorrisi e che tu mi ami non è cosa dubbia. Senza misura. Senza confini. Quattro anni passati a guardarti, a sospirare, a credere che non ci possa essere niente di più bello. Le tue infinite parole. La tua voce in ogni angolo della casa. Non smetti mai di dirmi quanto per te sono bella e siccome ho la consapevolezza che quando crescerai non me lo dirai più, prendo tutto, senza dimenticare nulla. E' così che ti amo, di quell'amore cieco, senza distanze, di quell'amore che a volte non so descrivere e pronunciare. Sono onorata per tutta questa bellezza. Amore mio. Oggi nel giorno della tua festa, il tuo nome è come un'eco, pronunciato per quattro anni almeno dieci volte al giorno. Quattordicimilaseicento. Dico. E  non averne mai abbastanza. Happy Birthday Riky, Kiky, DinDin.

Discorsi Importanti - Capitolo 3

- Mamma ma anche tu quando eri piccola mettevi le supposte? - Si, certo, ne ho messe tante. - Ah ne hai messe tante? Ma una o tre? - Tre. - Ma ne hai messe tante perché avevi la patatina e le tette? [senza risposta] - Il cane è il marito della pecora. [ahahah] - Mamma cosa fai? - Mi tolgo i baffetti con la ceretta... - Ma hai i baffi? Chi te li ha dati? Papà? [mancano solo i baffi di papà] - Mamma papà ammazza le mosche! - Digli di usare l'ammazza mosche nuovo... - No mamma, lui non usa l'ammazzamosche, lui le ammazza con l'aria che gli esce dal cu.. [fermato... ma nemmeno troppo in tempo] - Mamma per il mio compleanno voglio un trattore nuovo a pedali con la ruspa dietro... - Riccardo ne hai già due - No ma quello non ce l'ho - Non importa, basta trattori... - Dai mamma non ti formalizzare... [è il formalizzare che sconvolge] - Fa un caldo della Madonna [sarà perchè frequenta un asilo di suore?] - Mamma, perché vai in palest...

Prima o poi tutto passa

Di tutto questo dolore non so cosa farne. Di tutto questo buio nel cuore  non ne ho più la consapevolezza. Per abitudine e per noia e perché nessuno mi ascolta più e perché non ho più un posto dove andare, da quando tu non sali più quelle scale, da quando l'abitudine di te si è fatta distante. Questo tormento riemerge sazio, se sono labile, se la temperatura del mio corpo sale senza controllo, se nessuno mi mette una mano sulla fronte, se tu, che chissà dove sei ora, sei così lontana da non regalarmi nemmeno la tua immagine in un sogno. E in una giornata come quella di ieri piango senza ritegno, cerco un appiglio che non trovo, e tutte queste lacrime mi inondano l'anima, mi riesce difficile stare in piedi, camminare e fare tutte quelle cose per cui si vive di giorno e quella strada che ho dentro non è più nemmeno così chiara, si sgretola, si perde da sé, corre da fuori. Non mi basta più niente. E' una cosa straziante. Non averne mai abbastanza. Di tutta quella leggerezza...

Cooky Snack

Di questo giugno non c'è ancora niente da dire. Una cosa però. Il ricordo dei Cooky Snack nei pomeriggi  liberi della mia adolescenza, alla fine della scuola. Che così buono non l'hanno più fatto. Il biscotto sapeva di miele e c'erano delle goccioline di cioccolato intorno alla panna. Lo mangiavo seduta sul balcone della nonna, guardando la via trafficata con le gambe a penzoloni, avendo la percezione che il mondo fosse tutto lì e che niente mai potesse cambiare. Piccolo sguardo, piccola via. In fondo a Lodi. Un Cooky e il tempo immobile, il fresco delle piastrelle sulle gambe nude, tutto quello che di leggero ci può stare nel corpo di una ragazzina, un diario con lucchetto, la vocina di Vanessa Paradis che canta Joe le taxi [Y va pas partout Y marche pas au soda, Son saxo jaune...]. Che quasi quasi avevamo pure la stessa età. Mannaggia lei era bellissima. Anche con il buco in mezzo ai denti. Che l'avessi avuto io mi avrebbero pres...

Così

Durante una delle mie veglie notturne, nel silenzio, ho pensato che fosse indispensabile dire a me stessa alcune cose, a voce bassa,  ed essere ascoltata, con quell'infantile remoto entusiasmo che si riserva per le grandi occasioni. Perché non m'interessa avere una casa immensa e non poter vedere il mondo, non m'interessa sorridere senza farlo veramente, non m'interessa stare in un posto in cui non vorrei essere, non m'interessa indossare un abito costoso se non mi sta bene, non m'interessa uscire a cena con qualcuno che non mi guarda negli occhi, non m'interessa giocare a basket senza competizione, non m'interessa niente se le persone che amo non stanno bene, non m'interessa essere abbracciata per essere trattenuta e non m'interessa avere un fiume di parole se poi non ho un foglio su cui scriverle. Da sempre. Perché non ne posso fare a meno, perché tutto gira intorno alla mie orribile testolina spettinata, come se tutto varcasse la soglia dell...

Mandarini

Che. Checciè. Oggi. Chi. Chicciè. Oggi. Se non avessi tutte le persone che ho adesso con me, morirei. E chi ha inventato Uozzap è un genio, perchè ci tiene tutti vicini, vicini, di giorno e di notte, come nelle migliori famiglie. Virtualmente sostituisce un abbraccio, ti arricchisce di parole improvvisate e se sei sincero giochi anche al gioco della verità , che adoro, come  alle Medie, quando era l'unico modo per sopravvivere alle feste di compleanno con la musica dei New Kids On the Block a palla (per rimanere in tema "Inglese Perfetto" avrei dovuto scrivere NiuChizzondebloc). Un buon deterrente alla noia, alle mancanze di tutti i giorni, alla solitudine che prima o poi arriva per tutti. Un modo per stare incazzati meno possibile, in questa pianura che puzza di maialone, dove piove sempre e non c'è modo di avere un attimo per respirare aria buona. Leggo e rido da sola. E la gente pensa che sono matta. E forse un po' lo sono. Ma chissene...

Uno Scorcio

Scorcio di conversazione. Rubato. Due giovani donne. - Io non lo so cosa mi sta succedendo. - Ho le farfalle nello stomaco... - Non ci saremo mica ammalate di qualcosa? - Si, di vita.