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Quaranta anzi Quarantuno

Ho quarant'anni, di quei quaranta che sono quarantuno nell'anno dei quarantadue. Ho le rughe, i capelli bianchi si nascondono in mezzo a ricci corti. Non mi sento bella, quasi mai, ma forse di più di quanto mi sentissi a vent'anni, con l'eye liner spalmato a lato degli occhi, di una riga perfetta. La maturità, allo specchio, ha la forma esemplare delle cose migliori che tu possa essere, come tirare fuori il meglio dal meglio e il meglio, comunque, dal peggio. La vita, a tratti, non è cambiata molto da prima che essa stessa accadesse, ho perso le meches, partecipo alle riunioni scolastiche come rappresentante con molta meno enfasi, ho perso l'abitudine di comprare un paio di scarpe una volta al mese. E' solo una questione di responsabilità e di strade con bivi scelti a istinto. La vita di prima, come la ricordo io, non ha traccia di Facebook, di telefoni che non fossero quelli sporchi delle cabine a gettoni, ha le sembianze di estate e di un motorino bianco...

Che tu sia per me il coltello - David Grossman

Se non l'avete letto, poveri voi. Alcuni pezzi qui sotto. " C ome è possibile essere liberi senza essere crudeli? È una legge non scritta: chi vuole starmi vicino deve assumersi la responsabilità della mia anima. Perché qualunque idiota può capire come sia facile uccidermi. Uno sguardo ben mirato basterebbe. Sono convinto che da qualche parte, dentro me, c'è un punto vulnerabile che chiunque, anche uno sconosciuto, può vedere e colpire.  Eliminarmi con una parola." "Forse lui ha capito, molto prima di me, che non è possibile tornare indietro sani e salvi dal punto in cui siamo arrivati" "E' stupido cercare di spiegare (e tuttavia non riesco a smettere), ma è sempre così per me. In qualche punto, molto vicino, si accumula qualcosa - o qualcuno - che implora di esplodere, soffocherà non trovando uno sfogo e, anche se non mi è assolutamente chiaro cosa - o chi - sia, capisco perfettamente il suo bisogno di erompere, sento chiaramente ...

In Ogni Dove

Zapping

Come quando, alla fine, stai lì e guardi, quello che finisce e quello inizia, alla fine della giornata e alla fine del mondo, in generale. Come quando non lo sai più quante cose hai fatto e quante cose farai e quante cose ancora non sono. Come quando hai paura che questo tempo di mezzo ad un tratto possa finire, in quel modo, così improvviso, di invadenza e sopravvento. Di un addio, di un modo che tanto insapore poi non è. Le parole, non le ho proprio più. E mentre i miei piedi finiscono sotto l'acqua della doccia penso che qualcosa non stia andando per il verso giusto. Quello che mi sta accadendo è qualcosa che ha a che fare con le aspettative. Come indossare un vestito che è sempre stato perfetto e sentire uno strappo proprio lì, nel punto dove il tessuto si tira senza allargarsi a sufficienza. Le aspettative stanno alle delusioni come il pane sta alla Nutella. Dove la mollica si impregna di cioccolato. E' un'alchimia perfetta. Tutto è stretto, i vestiti so...

Non ce ne andremo mai

Bianca, quando il cielo è grigio, scrive così: "[...]Si, mi manchi. E quando manchi non c'è molto da fare. Io aspetto e non so se aspettare che passi o aspettare che arrivi l'abitudine alla mancanza. Non faccio mai nulla, questo è certo. Non cerco aria, non cerco altro, non voglio niente. Aspetto che cosa, non lo so. E' un rapporto univoco, che gestisco. Che poi mi manchi solo tu. Capire che non ti manco, è la prima abitudine o forse è semplicemente che le persone si mancano in modi e momenti diversi. Come le nuvole che girano con il vento, a loro modo. Mi manchi sempre, mi manchi qui, mi manchi solo se capisco di averti perso, per una frazione di secondo, per qualche mese, mi manchi se vedo un aereo che parte, mi manchi quando non so più niente di te, mi manchi se sento freddo, mi manchi quando infilo le scarpe con il tacco, mi manchi quando le parole non arrivano mai, mi manchi quando non trovo più i miei pensieri, mi manchi se penso che, nonostante tutt...

G

Non è più il tempo. Lo abbiamo perso, molto tempo fa. E' per questo che ammiro G., che con i suoi trentasei anni, ha aspettato e pazientato e compreso e forse pianto. Come si fa sempre quando si aspetta un amore. Noi donne siamo brave in questo, abbiamo un sesto senso tutto nostro. Se decidiamo che vale la pena, ci trasformiamo in Arianna che aspetta Teseo. La fine del filo, dell'attesa e della leggenda la lascio da parte, soprattutto perchè non so ancora quale sia la versione finale che preferisco. Comunque, G. è una donna che mi piace. Ha le palle. E' cocciuta. Ha saputo mettersi da parte ma mai troppo. Vive al mare. Sa quello che vuole. E vuole Lui. Certo che lo vuole. Lo ama, non c'è spiegazione. Certe cose riusciamo a farle solo se amiamo.  Come le accettiamo noi donne, le briciole, nessuno lo sa fare.  Le facciamo diventare biglie colorate, a volte. E' una cosa da diventarci matte. Essere consapevoli del vuoto, sentirne l'eco, accettarlo come ...

Gli occhi in giù

Voglio un corsetto, non respirare, stringata, in un vestito dell'Ottocento, in una sala da ballo, i candelabri come sfondo, la musica elegante. La vestizione come procedura e come attesa. Pensare solo al colore dell'abito per tutta la settimana, non aspettare altro. Le scarpe scomode. Le buone maniere. Nessuna risata sguaiata. Un invito a ballare. Le mani come unico contatto della pelle. Niente capelli corti. Forchette in testa, perline, mollette e graffi sulla cute. Finirò per riguardare Orgoglio e Pregiudizio mentre potrebbero scalpitare dentro di me pezzi di libro come parole che cadono addosso. "Si struggeva dal desiderio di sapere cosa si agitasse in quel momento nell'animo di lui, in che modo egli pensasse a lei e se, ad onta di tutto, gli fosse ancora cara"  oppure " soltanto il vero amore potrà condurmi al matrimonio, ragion per cui rimarrò zitella". E' sempre peggio. Questa ossessione per i libri e i film che ritengo essenziali mi logore...

Suvvia

Ci sono mattine in cui non vedo rughe, i capelli non sono a posto (non lo sono mai) ma hanno un movimento preciso, ondulato con una direttiva sensata. La matita nera sotto gli occhi ha un tratto preciso, non sbavato. Torna tutto. Mi sento quasi bella in quel modo che solo la mia parte femminile sa fare. Poi mi rendo conto che è una questione di occhio e cervello, un'azione combinata di serotonina elevata e luna corretta. Niente di più. Essere donna è anche questo. Vedersi fighe quando un motivo non c'è e vedersi cesse quando tutto sommato non si è peggio del giorno prima. Ho la possibilità di camminare ad un palmo da terra e sorridere senza motivo, non incazzarmi per la coda di macchine che parte dal semaforo sotto casa, fermarmi per una pausa pranzo ai limiti della decenza e offrire un euro a Sergio Pezzi. Il suo Signorina ha un eurooo  alle 8.20 di mattina nel parcheggio dell'ufficio ha un sapore nefasto. Potrei girarmi e chiederglielo una volta per tutte perché si è br...

Piano A

Questa è una parte della "cosa" a cui sto lavorando. La "cosa" non ha ancora un nome, la "cosa" non si può ancora identificare. Pubblicandolo qui prendo coraggio. Sento quasi profumo di primavera. Perdonatemi l'inadeguatezza spazio - temporale. Perdonatemi tutto e fate prima. Bianca è la protagonista. Ecco: "...Nessuno è mai stato noi. Quanto è vero. Nessuno ha mai vissuto così intensamente delle parole senza provare quella morsa allo stomaco che ti fa strizzare gli occhi. E io sono stata bravissima. A tratti deliziosa. Ho creduto veramente a tutto, comprese le virgole e le parentesi. Ho pensato di essere pazza e ho detto mille volte le parole che si dicono di notte. Quelle al buio. Quelle sussurrate. Poi non ho pensato a niente. Nemmeno a dopo.Quando tutto finisce e le parole non ci sono più. Solo vuoto e puntini. Mi dico che le cose belle non hanno orario e non hanno nemmeno paura. Io ho sempre un orario e a volte ho anch...

A settembre

Impeto

E' il giorno dopo. Il giorno dopo tutto. Il giorno che paga gli occhi mentre il cielo stamattina arriva in ritardo. Ho pensato ad una cosa che non esiste, ho pensato ad un'immagine se dovessi scrivere un inizio. D'impeto. E' qui. Lo fermo. "Lei è quella che ride, appoggiata alla macchina, il vestito nero. La sigaretta schiacciata sotto il tacco non brucia più. Non brucia più nulla, solo l'attesa, di lui. In lontananza una macchina arriva lenta, quando lui scende, lei sorride e abbassa la testa, lo guarda. E gli occhi, si vedono quasi fosse la prima volta. Si avvicina, la mano sul viso, sulle sopracciglia, quasi a delinearne la curva. Un braccio sulla spalla, poi anche l'altro, ancora le labbra sulla maglietta per assaggiarne l'odore. E' un abbraccio. Di quelli che non finiscono per essere scostati. Rimangono immobili. Un attimo. Rubano il sapore della pelle." Poche righe. Niente di più.

E' solo un piccolo pretesto

"Sono la canzone che non ricordi di avermi dedicato. Quel ritmo che sembra una ballata, che canticchi senza sbagliare le parole. Che tu, di me, dimentichi sempre tutto. Io, invece, non mi scordo nemmeno i particolari. Ahimè. Non so cosa darei per perdere la memoria dei particolari. Quelli sono una freccia nel cuore, mi rimangono attaccati ovunque come un post-it giallo. La colla non si esaurisce mai. Ci si attaccano i pelucchi ma nemmeno quelli se ne vanno più. E un gioco non vale mai la pelle ma vale un'attesa. Quella che ho sempre io quando penso che di te ho solo qualcosa in sospeso. Che attendere diventa desiderio e mai impazienza. Senza averti nella testa riesco a sentire il tatto delle tue dita e la sensazione che i nostri occhi non si perderanno mai. L'immaginazione nelle donne è ciò che la linearità è per gli uomini. Di quanto sono stupida, a volte, ancora mi stupisco."                              ...

Abbiamo Le Prove - Sangue Freddo

Essere felici. E' oggi. Abbiamo Le Prove  è una rivista on line, ogni giorno un racconto vero, di una donna vera, una alla volta.  La padrona di casa è  Violetta Bellocchio , a cui posso solo dire grazie almeno mille volte, perchè oggi c'è un mio racconto (grazie anche alle sue collaboratrici e a chi ha scelto un'immagine di 21 grammi come copertina). Leggetelo  qui  e leggete anche gli altri, le autrici sono bravissime, alcuni pezzi sono dei capolavori. 

Tre anziché Seicento

Quella volta che ho visto When a Man Loves a Woman (Amarsi), ho versato lacrime nelle solite scene, nei soliti momenti, per le solite parole. Per essere precisa, quella volta che ho visto When a Man Loves a Woman, era ieri e nonostante fosse passato molto tempo dall'ultima visione, il mio labiale si adeguava perfettamente ai tempi di Meg e Andy. E quando nello splendido salotto buio della casa a stelle e strisce, il tavolino rovesciato dall'ira di lui, la confusione, gli occhi lucidi, i capelli spettinati, si percepisce l'inizio del vero dramma, lei dice ...io penso che ti amerei di nuovo se tu, per una volta sola, dicessi NON LO SO..., mi accorgo di lacrimare, con gli occhi sbarrati, come la prima volta, senza ritegno. E il povero Andy, con quella faccia lì, mica bella ma fascinosa, il non lo so , glielo dice veramente, poi aggiunge anche, scuotendo la testa, non ha funzionato , sale le scale e se ne va, beh lui si che ti fa dire, ehi biondina ma che cavolo stai facendo, l...

Polemica - Phabule

Mi stupisco di stupirmi. Mi stupisco di non ragionare, a volte. Trovo questo concorso  su  Phabule  e decido che è carino, mi piace. Non ci sono vincoli, se non abbinare un racconto [si definisce tale una narrazione di contenuto fantastico o realistico,  Polemica n°1] ad una foto, che ho creduto dovesse essere scattata dall'autore e non catturata/ rubata da internet [Polemica n°2]. Così scrivo una storia ( Un passo Indietro ), la mia fantasia è fervida, le foto sono la mia passione. Non trovo alcun ostacolo. Che il risultato sia buono è un altro discorso. Non trovo lo sia. Ma è un gioco. Io adoro i giochi. Ho l'esigenza di mettermi in gioco. Odio perdere ma questa è un'altra storia. Ho tralasciato un piccolo particolare. Il vincitore potrebbe essere senza merito. Io odio i vincitori senza merito. La votazione infatti avviene o con iscrizione al sito o accedendo con account facebook. Che tristezza. Clicchi la stellina e prendi un voto. Nessuna giuria. Per essere vot...

Il Calabrone

Coincidenze. Chiamale pure così. Che tanto ci sta. Ho trovato questa frase in un mercato tunisino, era il 1997, accompagnavo gli ospiti per una piccola escursione. Si parlava molto il francese, c'erano tanti libri gialli provenienti da chissà  dove, alcuni originali e altri ben poco. Cercavo Marguerite, tanto per cambiare, per non trovarla e non smentirmi. Poi i segnalibri. Sparsi. Plastificati. La vedo impressa in mezzo ad un centinaio. Diceva così:   La structure de l’aile du frelon, par rapport à son poids, n’est pas adapté pour le vol, mais il ne sait pas et vole de toute façon - Einstein. E aveva già un suono. Anche se non sembra essere attribuita al fisico sopracitato. Quanti dinari vale una frase così se poi ti resta nel cervello per sempre? Non quantificabile, perché diventa ricordo, riflessione, amica, conforto, coincidenza, sorpresa. E poi che bella tutta questa vita in una frase, scoperta in un mercato di odori e colori, dove la gente urla e ti veste per coprire...

Appunto

Naso in sù

Amici. Cari. Stasera state con il naso all'insù. E' San Lorenzo e tutti voi desiderate qualcosa. Conosco i desideri di ognuno, anche se non me li dite. E so con esattezza il motivo per cui, ogni tanto, siete tristi e gli occhi vi si inondano di pianto. Anche se siete lontani, anche se non dico niente. Sono presuntuosa, di una presunzione soffocata, per effetto di quello che chiamo sentire innato. Ho pensato che sarebbe bello che mi foste accanto, che si potesse stare vicini più spesso, che ci si potesse guardare negli occhi con quella frequenza di monotonia e abitudine. Come in queste sere, sarebbe bello unire tutte le sdraio, una a fianco dell'altra e aspettare che una stella passi e che tutti nello stesso istante potessimo gioire e sperare che quell'unico desiderio sia lì, dietro l'angolo. Io per anni ho espresso lo stesso desiderio e mi è capitato di vedere una stella cadente anche in dicembre, con Lilly, e forse quest'anno cambierò, giusto perché le stelle...

Così

Durante una delle mie veglie notturne, nel silenzio, ho pensato che fosse indispensabile dire a me stessa alcune cose, a voce bassa,  ed essere ascoltata, con quell'infantile remoto entusiasmo che si riserva per le grandi occasioni. Perché non m'interessa avere una casa immensa e non poter vedere il mondo, non m'interessa sorridere senza farlo veramente, non m'interessa stare in un posto in cui non vorrei essere, non m'interessa indossare un abito costoso se non mi sta bene, non m'interessa uscire a cena con qualcuno che non mi guarda negli occhi, non m'interessa giocare a basket senza competizione, non m'interessa niente se le persone che amo non stanno bene, non m'interessa essere abbracciata per essere trattenuta e non m'interessa avere un fiume di parole se poi non ho un foglio su cui scriverle. Da sempre. Perché non ne posso fare a meno, perché tutto gira intorno alla mie orribile testolina spettinata, come se tutto varcasse la soglia dell...