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Visualizzazione dei post con l'etichetta Stupidamente

Natali e Fagioli (mancanti)

Si festeggiava il Venticinque a pranzo, tutti insieme, mia madre apriva l'enciclopedia della cucina molti giorni prima e appiccicava dei post-it tra le pagine al posto di segnalibri. Una famiglia impegnativa, un albero genealogico con pezzi mancanti. Chi era il papà di Carla. Un musicista viennese. (Tutti noi abbiamo dentro un pezzo mancante). Un militare di qualche paese lontano. (Qualcuno di noi ha un colore di occhi che non arriva da nessuno che conosciamo) Un uomo troppo sposato. (Il verde non troppo verde). Un uomo che non sapeva di essere un padre. (Ognuno di noi ha un lato del carattere senza origine). Un padre che non sapeva di essere un uomo. (Il pezzo mancante è la giustifica alla nostra perenne irrequietezza). Un uomo. Chi fosse nessuno l'ha mai saputo. La mamma di Carla, la mia nonna bis materna, non ha mai rivelato chi fosse quell'uomo. Per questo e per altro a Natale, ci siamo sempre guardati in faccia, sospetti, mancando dell'altro almeno ...

A mani alzate

Tuttavia se si potesse esprimere nello stesso momento due desideri contemporaneamente, aprire le mani e abbracciare tutti quanti, sorprendersi felici ed  essere attenti quando accade, per assaporare meglio ciò di cui poi, inevitabilmente, avremo nostalgia. Tuttavia, se si volesse, sarebbe bello avere smarrimento e insieme stupore, raddrizzarsi con la schiena appoggiata al divano, sorridere, essere grido ed essere silenzio, raccogliere le ciliegie che nascono a due a due e appenderle vicino ai lobi come fossero orecchini. Tornare bambini, avere graffi e lividi blu sulle gambe, usare le braccia per appendersi ai rami di un albero, scivolare sull'erba e giocare a nascondino sotto le braccia del salice in fondo al prato. Cosa succede se ci si riscopre, nonostante tutto, a sperare di riavere la libertà che avevi prestato, per tutto il tempo in cui i cuori sono stati vicini, sperare di avere credito e di avere ancora parole da dire, senza versare la malinconia in lacrime che odorano...

Quaranta anzi Quarantuno

Ho quarant'anni, di quei quaranta che sono quarantuno nell'anno dei quarantadue. Ho le rughe, i capelli bianchi si nascondono in mezzo a ricci corti. Non mi sento bella, quasi mai, ma forse di più di quanto mi sentissi a vent'anni, con l'eye liner spalmato a lato degli occhi, di una riga perfetta. La maturità, allo specchio, ha la forma esemplare delle cose migliori che tu possa essere, come tirare fuori il meglio dal meglio e il meglio, comunque, dal peggio. La vita, a tratti, non è cambiata molto da prima che essa stessa accadesse, ho perso le meches, partecipo alle riunioni scolastiche come rappresentante con molta meno enfasi, ho perso l'abitudine di comprare un paio di scarpe una volta al mese. E' solo una questione di responsabilità e di strade con bivi scelti a istinto. La vita di prima, come la ricordo io, non ha traccia di Facebook, di telefoni che non fossero quelli sporchi delle cabine a gettoni, ha le sembianze di estate e di un motorino bianco...

Da parte a parte

Siamo a parte. Mi soffermo e ci penso. Mi sento a parte ogni volta che sto bene. Il nostro noi è a parte. Siamo un gruppo a parte. Io sono a parte. Come una scatola nascosta a parte. Una vita fatta a parte. Una strada percorsa a parte. Di notte vago per la casa con una coperta sulle spalle. Abbasso il volume del televisore al minimo, guardo film vecchi, alcuni in bianco e nero, osservo il labiale degli attori stranieri e controllo che la mimica facciale sia corretta per la traduzione. Il silenzio comprime i pensieri. Ho trovato una foto di quando io e i miei cugini eravamo dei bambini, al mare. Tutti sfocati, in posa. arrampicati su un pedalò, il cielo nuvoloso dietro le spalle. C'era quella immobilità forzata. C'era un giorno di fine estate. C'era quello che non sapevamo. A parte, con le gambe a penzoloni, tra le grate del balcone, nella casa al primo piano della nonna, le macchine che passavano senza rallentare, i ragazzini che sfrecciavano con le bic...

Fiato per Fiato

Le parole che non trovo più hanno la distanza di centocinquantaquattro giorni e tremilaseicentonovantasei ore.Tutte d'un fiato. Le parole che non ho più hanno le sembianze di una schiena nuda, di mani senza smalto, di piedi freddi dentro le scarpe, di pelle liscia senza nei. Le parole che non ho più sono come le sigarette accese con il vento. Sono la mia voce stridula quando urlo una canzone, senza ritmo né intonazione. Le parole che non trovo sono nel cassetto dei vestiti di mia nonna, nel cellophane trasparente, conservati come se avesse ancora le mani sulla mia testa. Sono nella pioggia fine di ottobre, nelle scarpe da calcio sporche di terra vicino ad un pallone, nella luce fioca del mattino, nelle castagne cadute senza riccio. Le parole che non trovo sono dure come il cemento di mio padre, nel giardino di casa. Sono grette come un complimento. Sono piene di lacrime amare e sorrisi trattenuti. Sono nelle ultime file dei pullman di linea, sono nell'intervallo ...

Non è perfetto

Quando penso ci possa essere la possibilità di stare accecati al sole, in inverno e in estate, ad aspettare che il mondo passi, che la vita passi, che passino pure le incazzature, che passi tutto quello che deve passare, mi viene un groppo in gola. Sto perdendo tempo. Torna persino il Bianconiglio di Alice. E' tardi. E' tardi. E' tardi. Sbrigati che la vita passa. E devi finire quello che hai iniziato. Una promessa è una promessa. Succede sempre così. Ti addormenti qualche minuto prima di quello che vorresti e ti svegli con il collo storto, i capelli strofinati e una ruga in più. Si, lo so. Mi darei un abbraccio. E' morto un ragazzo, da queste parti, qualche giorno fa. Aveva un anno più di me. L'ultima volta che l'ho visto era estate, mi aveva detto ciao con la sua bimba sulle spalle. Rideva. Ho pensato fosse bello. Bello come quando aveva vent'anni e i capelli un po' più lunghi. Bello come l'estate passata e il caldo sulla ...

Radici

Qualcuno diceva voglio tornare a casa,  sottovoce o con un filo, di voce e terra. Come se l'odore delle zolle fosse uguale al profumo di zenzero e cannella. Qualcuno diceva che casa non è da definirsi necessariamente in quattro mura. Forse i mattoni si trovano anche su una macchina, su una panchina, davanti ad un lago finto, in autostrada. Forse casa è un profumo, un momento, uno stato, la possibilità di allungare la mano e farsela scaldare. O forse no. Forse quel qualcuno si sbaglia. Forse quello che si voleva dire si avvicinava molto alla neve, al suo profumo, a quello che si prova quando le scarpe affondano e i bambini sono felici. Facevo i pupazzi di neve. Il naso con la carota e gli occhi con i bottoni, in testa il secchiello dell'estate girato all'insù. Infilavo i calzoni nei Moon Boot che se non erano blu forse erano rossi, schiacciavo la neve fino a farla diventare piatta e guardavo la slitta di legno scivolare da una parte all'altra del giardino. Quanti ...

Ore Confinanti

Ci sono centosessantotto ore in una settimana. Seicentosettanta e poco più in un mese. La solitudine a volte pesa meno. Ho pensato ci dovesse sempre essere un confine, qualcosa di invalicabile. Il confine è una linea, dritta e marcata. L'assurda integrità di quella linea mi annienta, forse perché oltre, io sono tutto. Oggi sono monca. E  scavata. Monca come un soldato ferito in guerra. Scavata come una buca in riva al mare. Non perderò mai ciò che amo - pensavo. Invece ho avuto paura. Quelle che noi chiamiamo certezze, quelle solide ancore che ci bloccano i piedi, ad un tratto affondano e per decidere se galleggiare a peso morto o toccare il fondo e saltare su, occorre solamente un attimo, un momento preciso di lucidità. Se cammino sulla destra della linea gialla, se cammino entro i paletti, non corro il rischio di farmi prendere da una macchina in corsa o da una moto in bilico sulla propria fune. Il privilegio di non parlare è qualcosa che non avevo calcolato. L...

Dieci il Dieci

Poi alla fine sono dieci. Anni. Il giorno dieci. Il mese è solo il nove. Io mi ritrovo a pensare che in fondo mica me ne sono accorta di tutto questo tempo che se ne è andato. Solo se guardo i filmini. Solo se guardo le foto. Solo se guardo le mie bellissime scarpe dorate di Guido Pasquali. Ho indossato un abito che non era bianco. Ho scelto un fiore solo, rosso. Ho scelto una chiesa in campagna e ho chiesto con il naso in su che tutto andasse per il verso giusto. Io e la religione non abbiamo un rapporto fantastico. Io, Dio e gli angeli invece abbiamo un punto d'incontro, sono fermamente convinta che a loro non importi quante volte non ho dato importanza alle imposizioni ecclesiastiche. E si, molte cose le ho dimenticate. Non conosco l'importanza dei sacramenti, le preghiere che conosco si avvicinano al numero tre, non amo le messe. Non ricordo il giorno della mia comunione,  il giorno della cresima indossavo un vestito terribile ma griffato da una di quelle firme per bam...

La valigia e la sabbia

La Calabria sembra non finire più, ma quando finisce si vede il mare . Lo diceva sempre mio padre quando partivamo per raggiungere l'altra parte dell'Italia, con l' Opel Kadett E blu elettrico, senza aria condizionata. Erano gli anni 80 di Cabrini il bello e Rossi il goleador. Si partiva di notte con i finestrini abbassati, l'aria che arrivava sui sedili posteriori come uno spiffero. Io e mio fratello con i piedi nudi appoggiati ai finestrini per sentire fresco, le teste contro, appoggiate al sedile, le vibrazioni del cambio marcia nelle orecchie. Io odiavo l'odore dei camion, i gas di scarico che uscivano nella corsia di sorpasso con una nuvola nera, trattenevo il fiato per cinque secondi e ricominciavo a respirare. Poi il mare arrivava veramente. Aprivo gli occhi assonnata e me lo trovavo davanti, luccicante, con le sfumature  che passavano dal verde al blu in un solo attimo. E il profumo. La salsedine che faceva sparire persino il sudore delle magliette app...

Luz

Ci sono delle parole che non conosco, che scopro e ogni tanto perdo per poi ritrovare improvvisamente, chiedendomi da quale strana zona del mio cervello derivi. La parola che riemerge dalla penombra, questa mattina alle 5.45, è Luz. La individuo qualche tempo fa divorando  Che tu sia per me il coltello  per poi restarne priva mentre la lettura scorre insaziabile. E' una parola che ha un'origine aramaica, viene utilizzata sia nella lingua ebraica che in quella araba. Ha due significati più o meno simili, per i primi è il mandorlo, albero e frutto, per i secondi è il nocciolo vitale che permette alla pianta di crescere. Ma la cosa che mi ha incuriosita è che per i profeti ebrei è la scintilla della vita che risiede nell'osso sacro, ha una forma triangolare, si trova tra la terza vertebra lombare e il coccige. Si crede sia inceneribile e indistruttibile. Eterna. Resistente a tutto, persino alla vita, al tempo, al fuoco, all'usura, ai dolori. E' ciò che permette la r...

Cose Brevi

Dal quinto giorno dopo le nuvole, la pioggia e il vento, ho pensato che la paura fosse un'idea troppo astratta per essere realizzata. Sono forte - mi dico - però poi mi tremano le mani quando apro una confezione di Canestrini. Non ci sono molti modi di reagire a qualcosa che non puoi toccare e io oggi mi sento monca, senza un pezzo, senza una parte che è stata vitale per molto più di quello che avrebbe dovuto. La paura ti mangia dentro, pezzo per pezzo. Perdo un momento alla volta. Perdo una parola al minuto. Oggi è presto, sono sveglia da troppo tempo. Dormo così male che non ricordo di aver dormito. Sono sepolta dalle coperte e dal morso allo stomaco. Di notte crollano tutte le mie certezze. Di notte il silenzio non è mai abbastanza. Forse succede che la notte arriva, il buio è troppo, il silenzio insufficiente, le mani tremano, tutto è più veloce e si risparmia tempo. Come alle casse della Coop con l'aggeggio che suona, pirùpì, faccio in fretta e poi mi dimentic...

Chiedere troppo

Ti chiedo di aiutarmi, amica mia. Ti chiedo di aiutarmi a lasciare da parte le risposte ai perché. Non esistono più. Non è più tempo. Ti chiedo di aiutarmi ad andare oltre, ho già superato persino me stessa. Ti chiedo di aiutarmi ad amare me stessa prima del superfluo. Ti chiedo, amica mia, di farmi vedere le cose importanti, ti chiedo di fermarmi quando la tentazione di inciampare nel passato sarà forte. Ti chiedo di dirmi la verità, come non è mai stato fatto, ti chiedo di non rispondermi con il silenzio, ti chiedo di non far mai finta di nulla, ti chiedo di risalire con me e di non lasciarmi troppo indietro. Ti chiedo di piangere se vuoi, ti chiedo di non fare mai finta che io non esista. Ti chiedo, amica mia, di non accettare ciò che è troppo, di non accettare ciò che è niente. Ti chiedo di essere te stessa, di non aver paura se non serve a nulla. Ti chiedo di credere a quello che senti e non a quello che vedi. Amica mia.

Pardonne mes lèvres

Milano Centrale. FrecciaRossa delle 10.15. Finestrino destro, capelli incollati al vetro quasi fossero sull'asfalto. Occhiali scuri. - Io mi sento come fossi quella frase di Baricco. - Ancora. - Ma non l'ho detta. - La so, tu ti senti così. - Quella che dice è uno strano dolore... morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai... - A volte credo sia il tuo destino. - Quale? - Morire agonizzante. Ma non di una malattia o in seguito ad un incidente stradale o annegata o chissà cos'altro. Morire agonizzante di nostalgia, le lacrime che ti inondano il viso, il naso da soffiare in continuazione e quegli occhi lì, che già non sai di che colore sono, tutti rossi, grandi e piegati. - Oddio. - Tu adesso vuoi piangere, io lo so. Hai messo gli occhiali scuri apposta. Vuoi piangere e basta, come fanno i bambini, così, improvvisamente, senza motivo, vuoi piangere perchè la nostalgia e la mancanza ti prendono la gola, ti stritolano lo stomaco in una morsa...

C'è chi muore dal ridere

Guarda il cielo. Oggi è bellissimo. Se fossi al mare, la linea nitida di confine, all'orizzonte, non avrebbe ragione di esistere. Marzo è quasi a metà e io non so da che parte devo stare. La primavera se arriva così, fa male quanto la mancanza. Come mi vede la gente io non ne ho idea. E' un pensiero frequente, di questi tempi e sbaglio sempre su questa cosa. Che domanda è di che colore sono i tuoi occhi? Non è una cosa bella da chiedere, come se non ci fosse definizione evidente. Una volta ho chiesto a mia cugina Se non mi conoscessi e mi incrociassi per strada che cosa penseresti? Lei mi ha risposto Penserei che cammini benissimo, spalle alte, collo dritto. Penserei che sei fiera. Oddio. Qualche domanda potrebbe sorgere spontanea. Era molti anni fa. Poi c'è anche il discorso che ci si vede sempre meglio di quello che si è. La prova del nove sono le foto o il giudizio degli altri che non sai, che nessuno ti dice, le parole non dette, evitate. Io le odio. Mi sembra...

Il Re di lunedì

Io me ne stavo lì e ridevo, ridevo, ridevo e immaginavo  mi sa che questa foto sarebbe bellissima se fosse scattata  e ridevo ancora e mi dicevo ma mica lo fa veramente.  Mentre pronunciavo  Se lo fai  il fermo immagine immortalava un lupetto blu con i capelli bianchi e un sorriso a fianco. E ho riso tanto anche dopo e sempre se ci penso. Queste cose che i VIP fanno come se fossero persone normali, quando in realtà risultano sempre fuori posto, è ilare. Lui era lì, immobile, senza espressione sul volto, imperante, sulla sedia blu dello staff tecnico, come se niente lo sfiorasse, come se niente potesse scalfirlo, mentre i volti giravano come trottole e la mia bocca tratteneva una risata sguaiata. IPhone orizzontale, un click, un selfie. Grazie. La tengo vicina per i momenti in cui non so di che ridere. Sei del trentaquattro. Sei del cancro, come me. Poi ci penso. Una volta hai comprato un suo vestito e un favore è quasi diventato un matrimonio. Una...

Zapping

Come quando, alla fine, stai lì e guardi, quello che finisce e quello inizia, alla fine della giornata e alla fine del mondo, in generale. Come quando non lo sai più quante cose hai fatto e quante cose farai e quante cose ancora non sono. Come quando hai paura che questo tempo di mezzo ad un tratto possa finire, in quel modo, così improvviso, di invadenza e sopravvento. Di un addio, di un modo che tanto insapore poi non è. Le parole, non le ho proprio più. E mentre i miei piedi finiscono sotto l'acqua della doccia penso che qualcosa non stia andando per il verso giusto. Quello che mi sta accadendo è qualcosa che ha a che fare con le aspettative. Come indossare un vestito che è sempre stato perfetto e sentire uno strappo proprio lì, nel punto dove il tessuto si tira senza allargarsi a sufficienza. Le aspettative stanno alle delusioni come il pane sta alla Nutella. Dove la mollica si impregna di cioccolato. E' un'alchimia perfetta. Tutto è stretto, i vestiti so...

Se neve dev'essere

La chiudo questa cosa, anche se sbircio con un occhio a lato e penso che il naso potrebbe rimanermi incastrato. Il cielo vomita neve, questa mattina, e io ho la nausea senza avere lo stomaco pieno, che io tanta incoerenza, disagio e cose mai dette tutte insieme mica le ho mai viste. E' come stare davanti allo specchio per tanto tempo, mi vedo bella, alla fine, mentre se scatto una foto nella stessa posizione e nello stesso momento appaio con un occhio in sù e uno in giù, l'espressione di un albero con le braccia spalancate e un nido al centro, nell'incavo nero, la bocca strampalata. Ho vagheggiato davanti ad uno specchio per così tanto tempo che a scattarmi una foto non ho pensato più di tanto. A quanto fanno male le illusioni nella testa. E guarda qui, mi crolla il mondo. Come tentare di fare l'intera vasca olimpionica in apnea, rasentare il fondo con la pancia, salire piano, ad un tratto con le punte dei piedi spingermi in sù per cercare aria. Tentativo fallito....

Più di così

Non so se è peggio il giorno del mio compleanno o gli ultimi giorni dell'anno. Dopo i trentacinque anni non ho più avuto voglia di festeggiare, forse è stato anche prima. Dichiariamo dopo i trenta e non se ne parla più. Bigliettini di auguri che non sanno cosa dire, regali che non sanno dove stare, parole buttate al vento e luna storta fino al giorno dopo. Si lo so, sono del cancro. Quando arrivano gli ultimi giorni dell'anno si fa un bilancio di quello che se ne va, di ciò che si è combinato e di quello che non si è ancora riusciti a fare. Qui scatta la risata isterica. Si lo so, sono del cancro. Sogno o son desta? Non si capisce mai. Che se proprio dovessi fare un resoconto di quello che è stato, mi accorgo che è successo di tutto ma forse no. Ho scritto. Bene poco e male tanto. Più di altre volte. Che visti i compleanni che non mi piace festeggiare dovrei imparare a fare di meglio, più passa il tempo, invece mi rendo conto, che visti i compleanni, forse peggioro....

Le mattine di Natale

Una mattina di Natale mio fratello è venuto a svegliarmi alle cinque e io gli ho detto Torna a letto che BabboNatale è in ritardo. Una mattina di Natale i mobili della casa di Barbie a tre piani con l'ascensore erano tutti sotto sopra e io mi sono chiesta come mai Babbo fosse così sbadato. Una mattina di Natale le carte dei regali erano così tante che io e miei cugini giocavamo a nuotarci sopra sul pavimento freddo dei nonni. Una mattina di Natale, io e Francesca avevamo due bambole bellissime, di nome Jessica (la sua) e Evelyn (la mia). Una mattina di Natale mia madre guardava fuori dalla finestra, con gli occhi grandi e chissà cosa si aspettava arrivasse. Una mattina di Natale la sveglia è stata la voce di un bimbo. Una mattina di Natale sono andata a correre con il freddo che pungeva la pelle per sentirmi meglio quando, da lì a qualche ora, avrei avuto la pancia piena. Una mattina di Natale è stato detto BuonNataleAmoreMio. Una mattina di Natale la nonna ha prepa...