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La Pianura nella Buca

E' stata una giornata così. Veloce, calda, senza respiro. Per chi abita qui, in questa Pianura nella buca [Francy, lo so, se mi stai leggendo alzerai gli occhi al cielo e riderai], vuole dire solo tre cose: afa, i vestiti che si appiccicano ovunque ci sia pelle (anche dove la pelle non c'è) e  le zanzare. Dicevano che stamattina avrebbe piovuto e invece no. Poi alle 21 è anche saltata la corrente. Tutto è stato buio nel giro di qualche minuto. Sono scesa in giardino a spalmare Autan e il repellente alla citronella. Colpa di questa Pianura, di questa buca e dell'aria che manca. Con le torce in  mano ho cercato i mostri dietro la casa, ho camminato a piedi nudi sull'erba senza sapere dove li avrei appoggiati, mi sono concessa un ghiacciolo bianco, ho fatto le ombre sul muro. Ho aspettato che la luce tornasse sdraiata su una sedia reclinabile. Macchè. Ieri le stelle non c'erano, coperte e imbottite di nuvole grigie. E intanto ancora il caldo, niente aria e l...

Non posso fare nulla

Capita che per lavoro parli con tante persone senza sapere che viso possano avere. Capita che io riesca a immaginarmi particolari che non saranno mai confermati. Secondo me i suoi capelli sono secchi come la sua voce. Secondo me usa le Birkenstock  per andare al lavoro. Forse è giovane. Forse è acida. Forse è un bell'uomo.  Capita che io debba dare notizie seccanti, capita che io debba essere fredda. Capita che qualcuno mentre parlo pianga al telefono. E' accaduto più volte. Donne. Io riesco solo a dire mi dispiace e nemmeno troppo bene. Mi irrigidisco, alzo gli occhi al cielo. Mi sento truce. Mi sento distante. Del resto è una frase che odio ma è l'unica da dire. L'ultima volta che è stato detto a me ho pensato che non fosse vero. E non lo era. Le lacrime al telefono sono scomode. Sono dolore che non si vede e non si tocca, è quel tipo di sofferenza che si omette agli occhi. E io non mi abituo mai. Chiudo la conversazione ripetendo le stesse parole. Mi dispiac...

Di tutti i giorni

La mattina piango. Appena mi sveglio. Appena mi lavo. Appena mi trucco. Con il the nella tazza, apro Facebook e leggo un post condiviso, a sua volta condiviso e poi condiviso di nuovo, di un padre che ha perso un figlio e lo ricorda con tutto l'amore che diventa immenso amore e via dicendo. E' così che mi cola il mascara e la matita e anche un pezzo di cuore. E' così che torno in bagno e con il cesto dei panni colorati e sporchi vicino ai piedi, mi infilo la matita nell'occhio e il mascara sopra il mascara e di nuovo sopra il mascara. Sono questa donna qui, una matita sbavata, i capelli verso il cielo, il mio bambino biondo che mi poggia la guancia sulla spalla e mi sbava la maglietta nera, le scarpe da tennis per fare le scale e le scarpe con il tacco per il lavoro. Sono questa donna qui che a volte si chiede quanto ci voglia per riempire una stanza, un campo di calcio, un cuore senza porte né infissi, in una giornata con il sole, il vento, l'erba e tutto il r...

Il ritornello (delle briciole)

Una settimana di caldo, sole e margherite. Improvvisamente la pioggia. Il borbottio del mondo sotto i piedi. Io sono un poco più felice. Starei una vita con il palmo della mano che stride sul vetro della finestra e il naso che lascia l'impronta rotonda e perfetta. Ho una canzone nella testa tutte le mattine. Non va più via. Ed è strano come a volte ci siano cose che vorresti eliminare ma rimangono incollate alla pelle e cose che vorresti rimassero ma evaporano come l'acqua per il the, nel bollitore. E le briciole. Perché le si ami così tanto, non ho mai capito. Eppure sono ciò che rimane delle persone quando se ne vanno, sono ciò che si prende in faccia, senza mai chiudere gli occhi, sono lo scricchiolio sotto i piedi. Si tengono in un pugno, non si ha mai il coraggio di aprire il palmo e lasciarle volare via. Si è ciechi a tal punto da credere che siano interi pezzi di pane, croccanti come le baguette di Parigi. Qualcuno una volta ha detto che un dolore comincia a ...

Prosit

Abbottonati la giacca. E' primavera, c'è freddo, c'è il vento, c'è il sole, ci sono le margherite là fuori. Ho il tempo di vederlo il prato verde, l'erba fresca, i fiorellini che sbucano come fossero i rametti di un nido. La natura è strana ed io un nido vero, caduto da chissà dove, una volta l'ho visto e ci sono rimasta secca. E' un lavoro preciso, su misura, come lo sono le buche delle talpe e quelle cose a cui le mani di un uomo non arrivano. La natura. Da non credere. Alla fine non importa. Il tempo dico, non importa. Quanto ci metti dico, non importa. Metto le mani sugli occhi. Il mio incubo più frequente sono gli aerei che esplodono. Li vedo decollare, si fermano un attimo in aria, poi il fragore, le fiamme nel cielo. Eppure non ho paura. Sistemati i capelli . E' primavera, c'è freddo, c'è il vento, c'è il sole, ci sono le margherite là fuori. Vado a correre stasera. Prendo la strada sterrata, come quella della canzone...

Qualcosa si spezza

Le persone semplici dicono cose semplici. Ho paura. Mi manchi. Ho sbagliato. Sono felice. Ho voglia di ridere. Ho bisogno di te. Per le persone complicate e ingombranti è più complesso. Le frasi non hanno mai un punto. Non si va a capo. Le emozioni si ammassano. Le azioni si susseguono. La mente non è mai immobile. Si costruiscono grandi storie e storie grandi. Non è la stessa cosa. E' tutto vero, va tutto bene, se le mani tremano è solo un momento, poi passa o forse no. C'è un inizio e c'è una fine, c'è tutto quello che serve ad un bel racconto. Nel mezzo qualche disastro, la vita che si snoda in due binari, l'assenza, l'egoismo, il coraggio di dire, di fare, l'inutilità di lasciar scorrere come non ci fosse alternativa, l'umiltà, l'amor proprio. Siamo arrabbiati, siamo ancora vivi. Qualcosa si rompe, si spezza, si frantuma. Fino in fondo, forse non lo capiremo mai. Però si impara. Ci sono amici grandi e grandi amici. Non è la stessa c...

C'è chi muore dal ridere

Guarda il cielo. Oggi è bellissimo. Se fossi al mare, la linea nitida di confine, all'orizzonte, non avrebbe ragione di esistere. Marzo è quasi a metà e io non so da che parte devo stare. La primavera se arriva così, fa male quanto la mancanza. Come mi vede la gente io non ne ho idea. E' un pensiero frequente, di questi tempi e sbaglio sempre su questa cosa. Che domanda è di che colore sono i tuoi occhi? Non è una cosa bella da chiedere, come se non ci fosse definizione evidente. Una volta ho chiesto a mia cugina Se non mi conoscessi e mi incrociassi per strada che cosa penseresti? Lei mi ha risposto Penserei che cammini benissimo, spalle alte, collo dritto. Penserei che sei fiera. Oddio. Qualche domanda potrebbe sorgere spontanea. Era molti anni fa. Poi c'è anche il discorso che ci si vede sempre meglio di quello che si è. La prova del nove sono le foto o il giudizio degli altri che non sai, che nessuno ti dice, le parole non dette, evitate. Io le odio. Mi sembra...

Boomerang

La vita a volte ti si rigira addosso come un boomerang preso nella pancia mentre la mano allungata manca la presa. Del resto il lancio perfetto prevede un vento lieve, un'impugnatura come fosse una racchetta da tennis, un lancio come fosse una palla da baseball, orizzontale, non troppo alto e non troppo basso. Un boomerang, le prime volte, va e non torna più. Lo si lancia come un fresbee e lo si raccoglie per terra, come se fosse a pezzi, come fosse ferito. I campi aperti non bastano mai. Lo si aspetta mentre il volo fluttuante è sconnesso, ondeggiante, come succede alle persone, quando barcollano e si accasciano ovunque ci si possa fermare. Perchè ad un tratto è così che capita. Ho raccolto i cocci, rotti, per così tanto tempo che mi sono graffiata le mani, perchè se andassi oltre e fossi a piedi nudi mi ferirei persino quelli. E senza i piedi non si va da nessuna parte. Nemmeno a raccogliere il boomerang. Nemmeno a raccogliere i cocci che oggi sono i miei. La verità...

Zapping

Come quando, alla fine, stai lì e guardi, quello che finisce e quello inizia, alla fine della giornata e alla fine del mondo, in generale. Come quando non lo sai più quante cose hai fatto e quante cose farai e quante cose ancora non sono. Come quando hai paura che questo tempo di mezzo ad un tratto possa finire, in quel modo, così improvviso, di invadenza e sopravvento. Di un addio, di un modo che tanto insapore poi non è. Le parole, non le ho proprio più. E mentre i miei piedi finiscono sotto l'acqua della doccia penso che qualcosa non stia andando per il verso giusto. Quello che mi sta accadendo è qualcosa che ha a che fare con le aspettative. Come indossare un vestito che è sempre stato perfetto e sentire uno strappo proprio lì, nel punto dove il tessuto si tira senza allargarsi a sufficienza. Le aspettative stanno alle delusioni come il pane sta alla Nutella. Dove la mollica si impregna di cioccolato. E' un'alchimia perfetta. Tutto è stretto, i vestiti so...

Blue Monday

Per esempio la tua vita gira tutto in tondo come gira il mondo, in verità, mentre la mia sta girando in un quadrato, con gli angoli perfetti, che quando ci capiti dentro senti male proprio lì, nella schiena, in basso. Ed è a scatti, come un videogioco degli anni novanta, il pacman che vuole mangiare tante palline comprese la frutta e invece, alla fine, alla fine, viene divorato dal fantasma che sbuca all'improvviso. Scatti così e un silenzio che ormai dura da una vita che poi non è vita ma è solo qualche giorno, qualche ora e qualche istante, che sono così, sola, perché ci voglio stare, perché i momenti non si inventano, perché le cose si devono incastrare e se non si incastrano, il casino è che proprio non si può fare nulla. E fa male sentire di esserti persa, sentire che hanno lasciato ti perdessi, come si perdono le chiavi di casa almeno una volta nella vita. E' l'amara verità. Nessuno si è accorto di nulla. Nemmeno io. La mia vita si è arrotolata su se stessa e nessu...

Inizio Imperfetto

Libero duemilaquindici. Ho voglia di cose che non faccio mai. Non sono propositi, quelli mi scadono sempre, come i fermenti lattici e le zigulì. Tipo piangere, singhiozzando, con il muco al naso e il fazzoletto pronto per essere soffiato. Quelle cose lì, che prima mi liberavano dal mal di testa. Quei gesti che, se qualcuno ti vede. crede sia successo qualcosa di irreparabile, quelle cose per cui vale la pena, quelle cose - si dice - non corrispondono all'età che sto per diventare. Sono io che raggiungo l'età e non lei che raggiunge me. E' una cosa da osservare, da tenere sotto controllo. La mia età non mi raggiungerà  mai. In questo stato di conformismo obbligato sbatterei la testa contro il muro, come guardarsi allo specchio o guardarsi un po' più da fuori e vedersi meglio di ciò che si è realmente. Come nuotare con la tavoletta nella corsia centrale della piscina comunale. Nessuno te lo dice che sei scemo e che dovresti spostarti in prima corsia ma tutti lo pensa...

Più di così

Non so se è peggio il giorno del mio compleanno o gli ultimi giorni dell'anno. Dopo i trentacinque anni non ho più avuto voglia di festeggiare, forse è stato anche prima. Dichiariamo dopo i trenta e non se ne parla più. Bigliettini di auguri che non sanno cosa dire, regali che non sanno dove stare, parole buttate al vento e luna storta fino al giorno dopo. Si lo so, sono del cancro. Quando arrivano gli ultimi giorni dell'anno si fa un bilancio di quello che se ne va, di ciò che si è combinato e di quello che non si è ancora riusciti a fare. Qui scatta la risata isterica. Si lo so, sono del cancro. Sogno o son desta? Non si capisce mai. Che se proprio dovessi fare un resoconto di quello che è stato, mi accorgo che è successo di tutto ma forse no. Ho scritto. Bene poco e male tanto. Più di altre volte. Che visti i compleanni che non mi piace festeggiare dovrei imparare a fare di meglio, più passa il tempo, invece mi rendo conto, che visti i compleanni, forse peggioro....

Come una saponetta

Una volta qualcuno ha detto che la noia è proprio brutta da guardare. E io ho tutto quello che di negativo ci può essere ma quella cosa lì, proprio no. Perché se la sento arrivare io scappo e mi dileguo e piuttosto vivo per un po' in un altro pianeta. E tutto non deve essere facile e nemmeno troppo complicato e io che non sono facile e nemmeno sempre serena ho pensato che mai mai mai e poi mai vorrei dire o fare cose con tutta la noia addosso. Ho messo tante e, la punteggiatura non c'è. Come dire che piuttosto di avere con me la noia accetto persino le vie di mezzo. Sorrido. A dicembre è dura annoiarsi e forse sarebbe meglio un pugno nello stomaco. Come quando le persone dicono che il mare fa schifo, che la sabbia da fastidio e che Lampedusa è troppo in giù. E' un pugno con la rincorsa. Le cose che vorrei a Natale non le trovo più ma so che stasera dovrò aggiungere una coperta a quella che già esiste perché il freddo di notte non avvolge più e io ho scoperto che se do...

Barra l'opzione e sarai felice

Quello che di bello trovo oggi, sole a parte (che in questa zona il sole d'inverno è più bello del sole d'estate), è che ho acquisito la capacità di ignorare perfettamente dei pensieri. Ci sono delle cose che non voglio nella mia testa. Mi danno fastidio. Che io poi la smetto. Si, mi dispero, poi improvvisamente smetto. Come i bambini che piangono, piangono, con la candela al naso e poi una bella soffiata e tutto passa. Spesso non sono capricci, sono veri e propri dolori. Giganti. Solo che lasciano spazio a ragione e dignità. Hanno una durata limitata. I bimbi dimenticano, io ignoro. Guarda un po'. Sono una maniaca del controllo. Nel film di Abdellatif Kechiche (faccio fatica persino a scriverlo), Adele piange sempre e ha sempre questa benedetta candela al naso. Soffiati il naso suvvia -  le direi in continuazione. Ed ero molto più sconvolta da questo muco che le scivolava ovunque che dall'amore gay che le aveva invaso la vita. Sono stata sconvolta di essere sconvol...

Gli occhi in giù

Voglio un corsetto, non respirare, stringata, in un vestito dell'Ottocento, in una sala da ballo, i candelabri come sfondo, la musica elegante. La vestizione come procedura e come attesa. Pensare solo al colore dell'abito per tutta la settimana, non aspettare altro. Le scarpe scomode. Le buone maniere. Nessuna risata sguaiata. Un invito a ballare. Le mani come unico contatto della pelle. Niente capelli corti. Forchette in testa, perline, mollette e graffi sulla cute. Finirò per riguardare Orgoglio e Pregiudizio mentre potrebbero scalpitare dentro di me pezzi di libro come parole che cadono addosso. "Si struggeva dal desiderio di sapere cosa si agitasse in quel momento nell'animo di lui, in che modo egli pensasse a lei e se, ad onta di tutto, gli fosse ancora cara"  oppure " soltanto il vero amore potrà condurmi al matrimonio, ragion per cui rimarrò zitella". E' sempre peggio. Questa ossessione per i libri e i film che ritengo essenziali mi logore...

Rimmel e Perchè

Ci sono cose a cui non si rinuncia. Io non rinuncio alla matita nera, nella parte interna e inferiore dell'occhio. Un tratto deciso il giorno, un tratto sbavato la sera. Anni fa non mi accontentavo e sfumavo l'ombretto nero sulla palpebra in maniera quasi maniacale. Esagerata. Nero ovunque. Il mio occhio si rimpiccioliva e mi piaceva. Poi ho smesso di utilizzare ombretti che vanno oltre i colori neutri, ho lasciato le polverine Mac in vista, sulla mensola sinistra del bagno. Mi piace ricordare che ho indossato colori in viso, che avevo un pennello per ogni tonalità e che spesso utilizzavo il piegaciglia dopo il rimmel. E' la prima cosa a cui non rinuncio al mattino. Perché ho saputo rinunciare persino alla colazione. Ma la matita nera per gli occhi no, questa proprio no. Cerco di rinunciare persino a questo blog, lo dico, lo dico e non lo faccio mai, torno sempre qui, perchè questa è casa, comando io, scrivo cose poco serie, qualcosa di nostalgico, qualcosa di me, qu...

Suvvia

Ci sono mattine in cui non vedo rughe, i capelli non sono a posto (non lo sono mai) ma hanno un movimento preciso, ondulato con una direttiva sensata. La matita nera sotto gli occhi ha un tratto preciso, non sbavato. Torna tutto. Mi sento quasi bella in quel modo che solo la mia parte femminile sa fare. Poi mi rendo conto che è una questione di occhio e cervello, un'azione combinata di serotonina elevata e luna corretta. Niente di più. Essere donna è anche questo. Vedersi fighe quando un motivo non c'è e vedersi cesse quando tutto sommato non si è peggio del giorno prima. Ho la possibilità di camminare ad un palmo da terra e sorridere senza motivo, non incazzarmi per la coda di macchine che parte dal semaforo sotto casa, fermarmi per una pausa pranzo ai limiti della decenza e offrire un euro a Sergio Pezzi. Il suo Signorina ha un eurooo  alle 8.20 di mattina nel parcheggio dell'ufficio ha un sapore nefasto. Potrei girarmi e chiederglielo una volta per tutte perché si è br...

Prospettive a Mezzanotte

L'ultima sigaretta è quella della sera a mezzanotte, quella che ti fa fare il resoconto della giornata e ti fa dire si, oggi ho vissuto bene oppure finalmente la giornata è finita. Ieri sera, con il rivolo di fumo tra le dita, la finestra aperta, il cielo in casa, le nuvole che coprivano le stelle e il silenzio addormentato che mi circondava, ho pensato a quanto siano splendidi certi momenti, ho pensato che un'ora ti possa cambiare il percorso di una vita, ho pensato che ci sono verità che hanno l'esigenza di essere ascoltate. Poi è solo una questione di prospettive, di angolazioni. Puoi ruotare il volto e guardare la stessa persona dalla parte della mandibola o dell'occhio sinistro, puoi guardare la stessa strada dall'alto anziché percorrendola e forse ti sembrerà più breve. Vale tutto. Anche cambiarla, la strada, all'ultimo momento, all'ultima rotazione, all'ultima visione. Con un colpo di reni ti puoi salvare la vita. Con un colpo d'occhio la s...

Sibille

Non c'è una spiegazione a tutto e questa cosa mi fa impazzire, però ne sono affascinata. Come le domande a bruciapelo. Come le cose che sai già non cambieranno mai, né con il passare del tempo, né con gli angoli smussati, né con i tessuti che cadono, le rughe e tutto il resto. Mi fa impazzire anche questa cosa di saperlo già, prima ancora di viverlo, mi fa impazzire il fatto di leggerlo, di avere delle sensazioni che sono già scritte. E' un po' come sapere di essere al sicuro, di avere un luogo o una persona che, comunque vada, ti farà sentire sempre al posto giusto. Con i giusti momenti, la giusta pelle, il giusto sorriso e le giuste parole. Se ci penso non ho più paura di niente, non ho più paura di cadere, di saltare, di appoggiare le ginocchia sulle panche di legno della chiesa (quelle oltre ad essere dure ti fanno abbassare la linea degli occhi e ti fanno sentire più piccola in mezzo a tutto quel silenzio). C'è stato un periodo della mia vita in cui leggevo spes...

Domani è mercoledì e non mi sono accorta

Come tutto scorre lento. Le ore soffocano dietro le spalle, il respiro mi si appiccica al collo, non riesco a uscire di casa se il sole non mi brucia la testa. Ho i piedi freddi. E' autunno come fosse ottobre e tutto gira al contrario. Poi c'è che il tempo ha dei buchi da riempire e io ho tutte quelle cose da fare che di solito non iniziano mai, invece oggi cominciano e chissà quando finiscono. Tutto un modo per non buttare gli istanti e i minuti e le ore e i sorrisi e tutto il resto. Che congiungere non è sempre corretto, come non lo è respirare senza le finestre aperte, chiedere senza mai dare e mangiare torte senza burro. Non posso proprio resistere, sono io quella che dice sempre di no e aspetta, come fosse l'unica cosa veramente utile, con le dita che battono leggere su una tastiera liscia, mentre un bimbo nell'altra stanza dorme con il pallone accanto al letto. I minuti di questo agosto si esauriscono con l'aria fredda, come quelli del buio che arriva sempr...