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Andrea Pazienza e altri dettagli

Mi sveglio e penso alla parola Frugale.  Ha il sapore di qualcosa che sfugge, di qualcosa che si dice in due battute, frug-ale.  Invece significa sobrio, misurato. Di seguito mi viene in mente Andrea Pazienza, il libro Pompeo, letto in un'adolescenza che mi soffiava sul collo, senza che oggi io lo veda  riposto nei ripiani della libreria. Non c'è un nesso tra il significato di Frugale e l'artista ma ci sarebbe se il suono della pronuncia prendesse il sopravvento sull'etimologia del termine. Dire Frugale come dire Fruscio. Mi capita questa cosa qui con le parole. Ne ignoro momentaneamente il significato e lo associo a qualcosa che potrebbe essere ma non è. Frugale associato ad Andrea Pazienza è un'eresia, come dire che il sapore del riso bollito ricorda il cioccolato. Insomma, una cosa contorta detta a caso. Come quando una definizione surclassa un'idea, come quando quel ragazzo sul treno ha detto Si Andrea Pazienza è quel fumettista che si drogava,  e io sbu...

Che tu sia per me il coltello - David Grossman

Se non l'avete letto, poveri voi. Alcuni pezzi qui sotto. " C ome è possibile essere liberi senza essere crudeli? È una legge non scritta: chi vuole starmi vicino deve assumersi la responsabilità della mia anima. Perché qualunque idiota può capire come sia facile uccidermi. Uno sguardo ben mirato basterebbe. Sono convinto che da qualche parte, dentro me, c'è un punto vulnerabile che chiunque, anche uno sconosciuto, può vedere e colpire.  Eliminarmi con una parola." "Forse lui ha capito, molto prima di me, che non è possibile tornare indietro sani e salvi dal punto in cui siamo arrivati" "E' stupido cercare di spiegare (e tuttavia non riesco a smettere), ma è sempre così per me. In qualche punto, molto vicino, si accumula qualcosa - o qualcuno - che implora di esplodere, soffocherà non trovando uno sfogo e, anche se non mi è assolutamente chiaro cosa - o chi - sia, capisco perfettamente il suo bisogno di erompere, sento chiaramente ...

Piano A

Questa è una parte della "cosa" a cui sto lavorando. La "cosa" non ha ancora un nome, la "cosa" non si può ancora identificare. Pubblicandolo qui prendo coraggio. Sento quasi profumo di primavera. Perdonatemi l'inadeguatezza spazio - temporale. Perdonatemi tutto e fate prima. Bianca è la protagonista. Ecco: "...Nessuno è mai stato noi. Quanto è vero. Nessuno ha mai vissuto così intensamente delle parole senza provare quella morsa allo stomaco che ti fa strizzare gli occhi. E io sono stata bravissima. A tratti deliziosa. Ho creduto veramente a tutto, comprese le virgole e le parentesi. Ho pensato di essere pazza e ho detto mille volte le parole che si dicono di notte. Quelle al buio. Quelle sussurrate. Poi non ho pensato a niente. Nemmeno a dopo.Quando tutto finisce e le parole non ci sono più. Solo vuoto e puntini. Mi dico che le cose belle non hanno orario e non hanno nemmeno paura. Io ho sempre un orario e a volte ho anch...

Impeto

E' il giorno dopo. Il giorno dopo tutto. Il giorno che paga gli occhi mentre il cielo stamattina arriva in ritardo. Ho pensato ad una cosa che non esiste, ho pensato ad un'immagine se dovessi scrivere un inizio. D'impeto. E' qui. Lo fermo. "Lei è quella che ride, appoggiata alla macchina, il vestito nero. La sigaretta schiacciata sotto il tacco non brucia più. Non brucia più nulla, solo l'attesa, di lui. In lontananza una macchina arriva lenta, quando lui scende, lei sorride e abbassa la testa, lo guarda. E gli occhi, si vedono quasi fosse la prima volta. Si avvicina, la mano sul viso, sulle sopracciglia, quasi a delinearne la curva. Un braccio sulla spalla, poi anche l'altro, ancora le labbra sulla maglietta per assaggiarne l'odore. E' un abbraccio. Di quelli che non finiscono per essere scostati. Rimangono immobili. Un attimo. Rubano il sapore della pelle." Poche righe. Niente di più.

E' solo un piccolo pretesto

"Sono la canzone che non ricordi di avermi dedicato. Quel ritmo che sembra una ballata, che canticchi senza sbagliare le parole. Che tu, di me, dimentichi sempre tutto. Io, invece, non mi scordo nemmeno i particolari. Ahimè. Non so cosa darei per perdere la memoria dei particolari. Quelli sono una freccia nel cuore, mi rimangono attaccati ovunque come un post-it giallo. La colla non si esaurisce mai. Ci si attaccano i pelucchi ma nemmeno quelli se ne vanno più. E un gioco non vale mai la pelle ma vale un'attesa. Quella che ho sempre io quando penso che di te ho solo qualcosa in sospeso. Che attendere diventa desiderio e mai impazienza. Senza averti nella testa riesco a sentire il tatto delle tue dita e la sensazione che i nostri occhi non si perderanno mai. L'immaginazione nelle donne è ciò che la linearità è per gli uomini. Di quanto sono stupida, a volte, ancora mi stupisco."                              ...

Dialogamente

Intanto. In una via qualunque. - Perché? Dimmi perché. Nemmeno un messaggio. Una parola. Ne sarebbe bastata una. - Avevo paura di disturbare. - Tu non disturbi mai. - No, non è così. Come dici. - Si ok. Hai ragione, tu disturbi. Fai chiasso. Disturbi anche quando stai zitta. Hai tutto quel casino dentro... lo sento anche se non apri bocca. Ecco. Ci sono tutte quelle parole che si schiantano. Basta che mi guardi. I tuoi occhi mi schiantano le parole che hai dentro, addosso. L'ho detto. Che tu taccia o no, non è importante. Parli. Comunque. Questa cosa mi fa impazzire. - Adesso passa. Vedrai che passa. - Dimmi perché. Silenzio.

Uno Scorcio

Scorcio di conversazione. Rubato. Due giovani donne. - Io non lo so cosa mi sta succedendo. - Ho le farfalle nello stomaco... - Non ci saremo mica ammalate di qualcosa? - Si, di vita.