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La valigia e la sabbia

La Calabria sembra non finire più, ma quando finisce si vede il mare . Lo diceva sempre mio padre quando partivamo per raggiungere l'altra parte dell'Italia, con l' Opel Kadett E blu elettrico, senza aria condizionata. Erano gli anni 80 di Cabrini il bello e Rossi il goleador. Si partiva di notte con i finestrini abbassati, l'aria che arrivava sui sedili posteriori come uno spiffero. Io e mio fratello con i piedi nudi appoggiati ai finestrini per sentire fresco, le teste contro, appoggiate al sedile, le vibrazioni del cambio marcia nelle orecchie. Io odiavo l'odore dei camion, i gas di scarico che uscivano nella corsia di sorpasso con una nuvola nera, trattenevo il fiato per cinque secondi e ricominciavo a respirare. Poi il mare arrivava veramente. Aprivo gli occhi assonnata e me lo trovavo davanti, luccicante, con le sfumature  che passavano dal verde al blu in un solo attimo. E il profumo. La salsedine che faceva sparire persino il sudore delle magliette app...

Le tre felicità (di ieri, di oggi e forse domani)

Le cose felici non si raccontano mai. Forse ogni tanto, ma solo ogni tanto. Forse una o due, magari tre. Una volta ho ricordato, ad alta voce, una citazione di qualcuno di cui non ricordo il nome. Diceva così: "Il fascino è bellezza aromatizzata" Ecco. E' ancora così.  - Così come? - Così come vuoi che sia. Questa è una cosa felice, la prima. Ieri sono arrivata all'età che mi spaventa. Un'amica mi dice che non è poi così male, che è un buon modo per guardarsi allo specchio sentendosi completa. - Sei amata. - Si. - Lo sai, vero? - Si. - E' la cosa più importante della vita. - Amare ed essere amata. - Si. - Le due cose, sole e distinte, in una vita, non bastano. - A volte ho paura. - Lo so. Anche questa è una cosa felice, la seconda. Le persone si superano. C'è chi scrive un biglietto anche se fa male la mano. C'è chi manda un messaggio. C'è chi trova un minuto. C'è chi non pensa sol...

Luz

Ci sono delle parole che non conosco, che scopro e ogni tanto perdo per poi ritrovare improvvisamente, chiedendomi da quale strana zona del mio cervello derivi. La parola che riemerge dalla penombra, questa mattina alle 5.45, è Luz. La individuo qualche tempo fa divorando  Che tu sia per me il coltello  per poi restarne priva mentre la lettura scorre insaziabile. E' una parola che ha un'origine aramaica, viene utilizzata sia nella lingua ebraica che in quella araba. Ha due significati più o meno simili, per i primi è il mandorlo, albero e frutto, per i secondi è il nocciolo vitale che permette alla pianta di crescere. Ma la cosa che mi ha incuriosita è che per i profeti ebrei è la scintilla della vita che risiede nell'osso sacro, ha una forma triangolare, si trova tra la terza vertebra lombare e il coccige. Si crede sia inceneribile e indistruttibile. Eterna. Resistente a tutto, persino alla vita, al tempo, al fuoco, all'usura, ai dolori. E' ciò che permette la r...

La Pianura nella Buca

E' stata una giornata così. Veloce, calda, senza respiro. Per chi abita qui, in questa Pianura nella buca [Francy, lo so, se mi stai leggendo alzerai gli occhi al cielo e riderai], vuole dire solo tre cose: afa, i vestiti che si appiccicano ovunque ci sia pelle (anche dove la pelle non c'è) e  le zanzare. Dicevano che stamattina avrebbe piovuto e invece no. Poi alle 21 è anche saltata la corrente. Tutto è stato buio nel giro di qualche minuto. Sono scesa in giardino a spalmare Autan e il repellente alla citronella. Colpa di questa Pianura, di questa buca e dell'aria che manca. Con le torce in  mano ho cercato i mostri dietro la casa, ho camminato a piedi nudi sull'erba senza sapere dove li avrei appoggiati, mi sono concessa un ghiacciolo bianco, ho fatto le ombre sul muro. Ho aspettato che la luce tornasse sdraiata su una sedia reclinabile. Macchè. Ieri le stelle non c'erano, coperte e imbottite di nuvole grigie. E intanto ancora il caldo, niente aria e l...

Non posso fare nulla

Capita che per lavoro parli con tante persone senza sapere che viso possano avere. Capita che io riesca a immaginarmi particolari che non saranno mai confermati. Secondo me i suoi capelli sono secchi come la sua voce. Secondo me usa le Birkenstock  per andare al lavoro. Forse è giovane. Forse è acida. Forse è un bell'uomo.  Capita che io debba dare notizie seccanti, capita che io debba essere fredda. Capita che qualcuno mentre parlo pianga al telefono. E' accaduto più volte. Donne. Io riesco solo a dire mi dispiace e nemmeno troppo bene. Mi irrigidisco, alzo gli occhi al cielo. Mi sento truce. Mi sento distante. Del resto è una frase che odio ma è l'unica da dire. L'ultima volta che è stato detto a me ho pensato che non fosse vero. E non lo era. Le lacrime al telefono sono scomode. Sono dolore che non si vede e non si tocca, è quel tipo di sofferenza che si omette agli occhi. E io non mi abituo mai. Chiudo la conversazione ripetendo le stesse parole. Mi dispiac...

Di tutti i giorni

La mattina piango. Appena mi sveglio. Appena mi lavo. Appena mi trucco. Con il the nella tazza, apro Facebook e leggo un post condiviso, a sua volta condiviso e poi condiviso di nuovo, di un padre che ha perso un figlio e lo ricorda con tutto l'amore che diventa immenso amore e via dicendo. E' così che mi cola il mascara e la matita e anche un pezzo di cuore. E' così che torno in bagno e con il cesto dei panni colorati e sporchi vicino ai piedi, mi infilo la matita nell'occhio e il mascara sopra il mascara e di nuovo sopra il mascara. Sono questa donna qui, una matita sbavata, i capelli verso il cielo, il mio bambino biondo che mi poggia la guancia sulla spalla e mi sbava la maglietta nera, le scarpe da tennis per fare le scale e le scarpe con il tacco per il lavoro. Sono questa donna qui che a volte si chiede quanto ci voglia per riempire una stanza, un campo di calcio, un cuore senza porte né infissi, in una giornata con il sole, il vento, l'erba e tutto il r...