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Non è perfetto

Quando penso ci possa essere la possibilità di stare accecati al sole, in inverno e in estate, ad aspettare che il mondo passi, che la vita passi, che passino pure le incazzature, che passi tutto quello che deve passare, mi viene un groppo in gola. Sto perdendo tempo. Torna persino il Bianconiglio di Alice. E' tardi. E' tardi. E' tardi. Sbrigati che la vita passa. E devi finire quello che hai iniziato. Una promessa è una promessa. Succede sempre così. Ti addormenti qualche minuto prima di quello che vorresti e ti svegli con il collo storto, i capelli strofinati e una ruga in più. Si, lo so. Mi darei un abbraccio. E' morto un ragazzo, da queste parti, qualche giorno fa. Aveva un anno più di me. L'ultima volta che l'ho visto era estate, mi aveva detto ciao con la sua bimba sulle spalle. Rideva. Ho pensato fosse bello. Bello come quando aveva vent'anni e i capelli un po' più lunghi. Bello come l'estate passata e il caldo sulla ...

Il momento di niente

Se Dio mi avesse dato la vocazione medica sarei stata un'anestesista. Il dolore. Il nulla. Il risveglio. E dire che anni e anni fa ebbe un un grande successo la Mandragola, mentre i sumeri stringevano con un laccio la parte da anestetizzare fino a perdere la sensibilità. I marinai che dovevano subire un intervento durante la navigazione usavano l'alcool insieme ad un sigaro nell'ano sperando che lo shock da nicotina rendesse anche insensibili al dolore. Poi, finalmente, arrivò Wells  che a metà del diciannovesimo secolo, utilizzò il protossido di azoto per l'estrazione di un dente del giudizio. Pensavo a tutto questo mentre il culo e il resto del mio corpo nudo erano schiacciati contro le lenzuola ruvide di una barella che correva da un piano ad un altro. - Tieni dentro le mani, non farle sporgere perché ogni tanto dalle porte non si passa. Non vorrei ti venissero schiacciate. Risposi con un cenno della testa. Delle mie mani, in realtà, non mi importava ni...

Radici

Qualcuno diceva voglio tornare a casa,  sottovoce o con un filo, di voce e terra. Come se l'odore delle zolle fosse uguale al profumo di zenzero e cannella. Qualcuno diceva che casa non è da definirsi necessariamente in quattro mura. Forse i mattoni si trovano anche su una macchina, su una panchina, davanti ad un lago finto, in autostrada. Forse casa è un profumo, un momento, uno stato, la possibilità di allungare la mano e farsela scaldare. O forse no. Forse quel qualcuno si sbaglia. Forse quello che si voleva dire si avvicinava molto alla neve, al suo profumo, a quello che si prova quando le scarpe affondano e i bambini sono felici. Facevo i pupazzi di neve. Il naso con la carota e gli occhi con i bottoni, in testa il secchiello dell'estate girato all'insù. Infilavo i calzoni nei Moon Boot che se non erano blu forse erano rossi, schiacciavo la neve fino a farla diventare piatta e guardavo la slitta di legno scivolare da una parte all'altra del giardino. Quanti ...

Ore Confinanti

Ci sono centosessantotto ore in una settimana. Seicentosettanta e poco più in un mese. La solitudine a volte pesa meno. Ho pensato ci dovesse sempre essere un confine, qualcosa di invalicabile. Il confine è una linea, dritta e marcata. L'assurda integrità di quella linea mi annienta, forse perché oltre, io sono tutto. Oggi sono monca. E  scavata. Monca come un soldato ferito in guerra. Scavata come una buca in riva al mare. Non perderò mai ciò che amo - pensavo. Invece ho avuto paura. Quelle che noi chiamiamo certezze, quelle solide ancore che ci bloccano i piedi, ad un tratto affondano e per decidere se galleggiare a peso morto o toccare il fondo e saltare su, occorre solamente un attimo, un momento preciso di lucidità. Se cammino sulla destra della linea gialla, se cammino entro i paletti, non corro il rischio di farmi prendere da una macchina in corsa o da una moto in bilico sulla propria fune. Il privilegio di non parlare è qualcosa che non avevo calcolato. L...

Quello che hai amato

Domenica, fuori il cielo è grigio, forse piove. Alle 6.50 mi alzo. La prima pagina alle 6.54. Poi un racconto dietro l'altro. Se non respirate e la vostra casa vi lascia in silenzio, potete finire e fare vostro questo libro in qualche ora.  Ogni pagina crea una dipendenza emotiva stabile. E si, il nesso di tutte queste storie è l'amore, le passioni che trapelano naturalmente, in una strada, in una città, in un momento. Questo è un libro di persone prime, di persone che hanno deciso di raccontare la propria vita da un'angolazione privilegiata. Come dice  Violetta  nell'introduzione,   scrivere in prima persona  è comunque una forma di liberazione. Non sono gli altri a parlare di te; sei tu a raccontare te stessa, qui e ora, in base a quello che hai fatto, ricevuto e assorbito. Sei tu a decidere che cosa è importante sapere sul tuo conto. Quello che hai amato è un grande regalo, la possibilità di ritrovare un pezzo di noi, la possibilità ...

Dieci il Dieci

Poi alla fine sono dieci. Anni. Il giorno dieci. Il mese è solo il nove. Io mi ritrovo a pensare che in fondo mica me ne sono accorta di tutto questo tempo che se ne è andato. Solo se guardo i filmini. Solo se guardo le foto. Solo se guardo le mie bellissime scarpe dorate di Guido Pasquali. Ho indossato un abito che non era bianco. Ho scelto un fiore solo, rosso. Ho scelto una chiesa in campagna e ho chiesto con il naso in su che tutto andasse per il verso giusto. Io e la religione non abbiamo un rapporto fantastico. Io, Dio e gli angeli invece abbiamo un punto d'incontro, sono fermamente convinta che a loro non importi quante volte non ho dato importanza alle imposizioni ecclesiastiche. E si, molte cose le ho dimenticate. Non conosco l'importanza dei sacramenti, le preghiere che conosco si avvicinano al numero tre, non amo le messe. Non ricordo il giorno della mia comunione,  il giorno della cresima indossavo un vestito terribile ma griffato da una di quelle firme per bam...

La valigia e la sabbia

La Calabria sembra non finire più, ma quando finisce si vede il mare . Lo diceva sempre mio padre quando partivamo per raggiungere l'altra parte dell'Italia, con l' Opel Kadett E blu elettrico, senza aria condizionata. Erano gli anni 80 di Cabrini il bello e Rossi il goleador. Si partiva di notte con i finestrini abbassati, l'aria che arrivava sui sedili posteriori come uno spiffero. Io e mio fratello con i piedi nudi appoggiati ai finestrini per sentire fresco, le teste contro, appoggiate al sedile, le vibrazioni del cambio marcia nelle orecchie. Io odiavo l'odore dei camion, i gas di scarico che uscivano nella corsia di sorpasso con una nuvola nera, trattenevo il fiato per cinque secondi e ricominciavo a respirare. Poi il mare arrivava veramente. Aprivo gli occhi assonnata e me lo trovavo davanti, luccicante, con le sfumature  che passavano dal verde al blu in un solo attimo. E il profumo. La salsedine che faceva sparire persino il sudore delle magliette app...